Bibliography / critics

 

English

Proteases creature

“What is demanded to us is to do the negative, the positive is already given”, said Kafka.
To this sentence responds almost all the contemporary artistic expression, among which is Letteria Giuffrè Pagano’s Opera.
Last century’s history is made of revolutions: from visible to invisible, form complete to incomplete, form simple to complex, from space to time, from close to open, from masculine to feminine.
Moreover, and not yet well focused among the critic, art is also able to free the human from its being divided, being darken, so that he is able to came to a personal integration of elements, even of opposite sign, to let them be part of the fluid substance of life, that unique rhythm that we call human existence.
From this consciousness starts the working process of Letteria Giuffrè Pagano, where it is not difficult to recognize parallelisms with those informal American and European art movements.
A language that goes to the roots of language, that explore the depth to bring the depth to the surface, a feminine characteristic. In this artist the under-standing way becomes the subsitute of the de-fining way, a masculine way, and gives us a complexity where the “insignificant” earns its relevance, as part of a lively organism in never-ending transformation, though in moments of apparent quiet.
The balancing between being and not being, appearance and disappearance is the primary condition of every action, every future growing and realization in harmony with the self full consciousness.
For Letteria Giuffrè Pagano this consciousness regards those lively patterns form which the energy of action is given, those nuclei that are base of the opening of the space, the presentation of those spaces that the gestual tension, the sign, identify as original movement, theatre of events ready to be part of the manifestation. Energy pulls itself to the heart of the event, to dilate afterwards towards the outside, creating new boundaries, new principles on the base of the new perceptions and the new creation. The rhythm that follows the manifestation of signs evoke not only the immersion in a tribal sacred dimension but furthermore the research of that fear / tremor that assure the participation to what is being celebrated. Letteria Giuffrè Pagano seems to catch in the present moment that the universe of theatre create between spectator and performer, who looks and who acts, a moment of the fundamental “flagrance” of her consciousness and creative experience.

Giovanna Dalla Chiesa
Professor of History of Art
Academy of Fine Art, Rome
article published in “Mancanze
Catalogue of the exposition, 2002.
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Italiano

Creature Protese

“ Ciò che dipende da noi è di compiere il negativo, il positivo è già dato” ha detto Kafka.
A questo appello cruciale risponde la quasi totalità dell’espressione artistica contemporanea di cui anche il lavoro dell’artista Letteria Giuffrè Pagano fa parte.
La storia del secolo scorso è soprattutto storia di un rovesciamento clamoroso: del visibile verso l’invisibile, del completo verso l’incompleto, del semplice verso il complesso, dello spaziale verso il temporale, del chiuso verso l’aperto, del maschile verso il femminile.
Ciò in cui tuttavia non è forse ancora stata misurata a sufficienza la portata del contributo artistico è il suo rapporto ai fini della liberazione dell’essere umano da individuo scisso, frantumato, offuscato dalla parzialità della propria coscienza, in “persona”, entità capace di integrare nei propri processi di conoscenza elementi di segno completamente opposto e di dinamizzarli, dialettizzarli, sino a farli partecipi di quell’unico flusso, di quell’unico ritmo in cui prende forma ciò che chiamiamo esistenza umana.
Parte da questa consapevolezza l’opera, il procedimento di lavoro, l’esperienza di Letteria Giuffrè Pagano, in cui non è difficile riconoscere parallelismi e somiglianze con i movimenti ed i sintomi in cui ha trovato per tanto tempo espressione l’arte gestuale ed informale di stampo americano ed europeo. Ecco già qui, allora, un riscontro vitale che si spinge alle radici di un linguaggio, in consonanza con un’attitudine a sviscerare, ad esplorare e sondare la profondità per riportarla in superficie, che è caratteristica del femminile. In questa artista la via del com-prendere ha sostituito quella del de-finire – tipica dell’universo maschile e della semplificazione normativa che lo contraddistingue – fornendoci la testimonianza di una complessità in cui persino ”l’insignificante” acquista la sua rilevanza quale parte di un organismo vivente perennemente in trasformazione anche nei momenti di quiete apparente. Ed è fondamentale riconoscere come il bilanciamento tra essere e non essere, tra apparizione e sparizione, resti la condizione primaria per ogni azione, ogni futura crescita e realizzazione in armonia con la coscienza piena di sé.
Per Letteria Giuffrè Pagano questa coscienza riguarda soprattutto i gangli vitali da cui si sprigiona l’energia d’azione, i nuclei sul cui bilanciamento, sulla cui articolazione s’innesta la spinta e lo slancio verso l’apertura spaziale, la designazione e la presentazione dei “luoghi” che la tensione gestuale, il segno identifica come scaturigine originaria, come momento primordiale del teatro degli eventi che si prepara a manifestare. E l’energia si spinge sino al cuore palpitante dell’accadimento per poi dilatarsi, divampando all’esterno reinventandone i confini e reintegrandone i principi sulla base del nuovo percepito e creato. La ritmicità, la sonorità, le scansioni che accompagnano l’apparizione di segni evocano non solo l’immersione in una dimensione tribale del sacro, ma la ricerca di quel “timore-tremore” di carattere panico che assicura la intensa partecipazione a quanto viene celebrato, ritualizzato.
L’artista sembra ritrovare in quella presa d’atto subitanea che l’universo teatrale stringe tra chi guarda chi rappresenta, tra chi partecipa e chi agisce, un momento della fondamentale “flagranza” della sua concezione ed esperienza creativa.

Prof. Giovanna Dalla Chiesa
Estratto dal testo “Creature Protese” in Mancanze
Catalogo della mostra, ed Telluris Associati, Pontedera 2002.

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English

Painting as place of feeling

The painting of Letteria Giuffrè Pagano is characterised as an aesthetic experience, in the most radical sense of this word. It is, in fact, a painting which starts from the awareness of body considered as the primordial place of feeling, where the notion of body is in itself a reason of seeking and asking. The body is considered as a material system, but first of all as a result of sign-experiences and of unrestrained relations.
The canvas is, in the painting of Letteria Giuffrè Pagano, the set where the experience of feeling converges and, at the same time, the point of centrifugal force toward the quest on the reality as experience of feeling. Like central point of the dynamic relation between perception and imagination, the body emerges in a gesture-type picture. The painting turns out to be the trace of experience and the quest on the reality, which alludes to Artaud, Bacon and Beckett.
Geographical indications are present already from the titles, as a sort of programmatic declarations: travels, specific places, or emotional elaborations. From Strait of Messina to the road signals of the city, as Actions or Presences, they are never static but, on the contrary, considered as elements of tension and spot of forces.
Some chromatic tones are powerfully marked, suggesting the signs of a hypothetic cartography of imaginary, while others are more articulated and material, being utilised as “places” to be poetically inhabited, in the unique way which is aesthetically possible, in those poetical settlements which characterize the artistic interrogation of nowadays.

Dario Evola - 1998
Professor of Esthetics
Academy of Fine Art, Rome (Italy)

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Italiano

Pittura come luogo del sentire


La pittura di Letteria Giuffrè Pagano si caratterizza come esperienza estetica nel senso più radicale del termine. E’ infatti una pittura che parte dalla consapevolezza del corpo come luogo originario del sentire e che, dalla nozione di corpo, trova una motivazione di ricerca e di domanda. Il corpo è pensato come sistema materico, ma soprattutto come insieme di esperienze segniche e di relazioni comunicative.
Il quadro è, nella pittura di Letteria Giuffrè Pagano, luogo di convergenza di esperienza del sentire ma, allo stesso tempo, punto di forza centrifuga verso domande sulla realtà come esperienza del sentire. Il corpo come punto centrale di una dinamica tra percezione e immaginazione, traspare in una pittura di tipo gestuale. La pittura diventa traccia di un’esperienza e domanda sulla realtà con riferimenti che vanno da Artaud, a Bacon, a Beckett.
Indicazioni geografiche sono presenti fin dai titoli come dichiarazioni programmatiche. Si tratta di viaggi, di luoghi connotati, o di elaborazioni emotive.
Da Stretto di Messina alle segnaletiche urbane, come le Azioni o le Presenze, mai statiche, ma pensate come elementi di tensione ed esse stesse campi di forza. I toni cromatici forti e marcati rimandano alla segnaletica di un’ipotetica cartografia dell’immaginario, mentre quelli più articolati e materici sono pensati come “luoghi” da abitare poeticamente nell’unico modo esteticamente possibile, in quell’abitare poetico che è l’interrogativo dell’arte sul presente.

Prof. Dario Evola - 1998
Docente di Estetica,
Accademia di Belle Arti di Roma

 

 


     
 
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

 

 

       

 

info@letteriagiuffre.eu